A Palermo, capitale della cultura italiana 2018, anche il mercato fa cultura. San Lorenzo: un mercato 2.0

 

Personalmente amo molto fare acquisti nei mercati, ciò che non riesco a produrre da sola, preferisco infatti acquistarlo in questo tipo di spazi, piuttosto che in strutture della GDA, per quanto possibile. Il motivo, oltre che economico, è legato anche all'aspetto emozionale di questi luoghi. Non a caso, anche nei supermercati si cerca di ricreare una zona che richiami questo tipo di atmosfera. Sono nata e vissuta a Torino per più di vent'anni, città dove esistono meravigiosi mercati posti in ogni quartiere, per cui ogni giorno alcune piazze o vie cittadine si trasformano in coloratissimi mercati ricchi di colori, profumi e mercanzie d'ogni tipo. Purtroppo non tutte le città hanno la fortuna d'avere questo tipo di "struttura", con questa frequenza nè con questa presenza così capillare, altre invece sono ancora più organizzate e mostrano maggiore varietà d'offerta.

Viaggiando oltre frontiera ho apprezzato differenti versioni di mercato. Quello che mi ha colpito di più è stato in assoluto il mercato del pesce di Shanghai, dove è possibile acquistare pesce (che per la maggior parte è esposto al pubblico ancora vivo, in piccoli acquari) e decidere se consumarlo a casa propria come meglio si gradisce, oppure farselo preparare dai ristorantini presenti all'interno del mercato stesso, con cui, a seconda del peso dell'animale e del metodo di cottura scelto, si andrà ad accordarsi per il prezzo.

 

 

Il cibo di strada fa parte della storia di molte città italiane, dunque nihili novi sub soli, tuttavia il concetto del mercato dove si può comprare la materia prima cruda, oppure cucinata secondo la ricetta del venditore, oppure ancora consumarla in loco, in uno spazio dedicato dove si vive un'atmosfera festosa è un'immagine che ci fa pensare a mercati un po' più a sud di noi oppure ad alcune strutture nord europee. Eppure, recentemente ho scoperto che esiste qualcosa di molto interessante sotto questi punti di vista anche in Italia.

 

 

 

Al Gourmet Food Festival 2017, uno show cooking organizzato dal Distretto Palermo Costa Normanna vedeva protagonista lo chef Bonetta Dell'Oglio, una donna palermitana con un'incredibile verve, che ha voluto credere nel cambiamento dall'interno e, invece di cercare la sua realizzazione oltre frontiera, seguendo il motto "Cu nesci arrinesci", ovvero "Chi se ne va (sott. Dalla Sicilia) riesce", ha investito nella sua terra, credendo nelle potenzialità offerte dalle ricchezze enogastronomiche del suo territorio.

 

 

Palermo è la capitale della cultura italiana 2018 e grazie al sostegno del POR FESR della Regione Sicilia e dell'Unione Europea, il Distretto Turistico Palermo Costa Normanna sta sviluppando un progetto volto a migliorare i servizi di informazione e orientamento al turista, per "valorizzare il territorio e far conoscere e potenziare la sua variegata offerta di ospitalità, specializzando la proposta di soggiorno verso quelle tipologie di proposte che meglio rispondono alle esigenze ed al profilo del turista contemporaneo. In un mercato più informato, competente ed esigente il consumatore è infatti interessato soprattutto a sperimentare in modo immersivo quegli aspetti originali ed esclusivi di un territorio attraverso esperienze di viaggio diverse, autentiche, insolite", come illustrava al pubblico il giornalista Fabrizio Salce.

 

Esempio virtuoso in questo senso è rappresentato dal Mercato San Lorenzo di Palermo. Come mi ha spiegato Gaetano Lombardo, si tratta di un mercato coperto, realizzato all'interno di quella che era una fabbrica dove venivano lavorate le arance per la produzione di oli essenziali ed estratti impiegati nell'industria alimentare e cosmetica. Oggi questa struttura ospita le migliori realtà enogastronomiche siciliane, con le quali sono anche preparati i più celebri piatti della tradizione siciliana, che si possono trovare, e gustare, nelle nove botteghe presenti, perchè è prevista anche la possibilità di mangiare sul posto alcune prelibatezze tipiche.

 

La cura dei dettagli, a partire dall'arredo vintage, rispettoso della tradizione del luogo, ma supportato da una tecnologia al passo coi tempi, crea lo spazio ideale di condivisione, in cui il mercato si apre al sociale ed alla cultura, ampliando la sua essenza, per offrire uno spazio che ha le caratteristiche di un hub culturale in cui divertirsi ed apprendere, tra uno showcooking ed un concerto, una lezione di cucina ed un incontro didattico, passando per laboratori e percorsi di gusto organizzati tra le botteghe.

 

 Un mercato 2.0 pensato anche a misura dei più piccoli, che si avvicinano al cibo di qualità in modo divertente ed accattivante, in uno spazio ricco di stimoli culturali.

 

Davvero un bellissimo biglietto da visita per 2800 prodotti dell'enogastronomia siciliana, di cui oltre 200 vini, in un contesto di accoglienza e promozione insieme. Un esempio a mio vedere assai interessante, da duplicare quanto più possibile, per fornire validi strumenti alla promozione delle ricchezze enogastronomiche italiane.

 

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