Metti una sera a cena a Wenzhou

Stasera vi descrivo un po’ di piatti che mi è capitato di gustare durante una piacevole serata trascorsa a Wenzhou, la cittadina cinese (cittadina per i canoni cinesi di grandezza delle città, non pensate ad uno dei nostri paesini di provincia, eh) che si trova nella regione a sud di Shanghai, da cui proviene la maggior parte della popolazione cinese presente in Italia. 


Dunque... considerata la mole di cibo presente a tavola dimenticherei comunque qualcosa, quindi parto da quello che si intravede dalle foto. 🙃 C’erano alcuni piatti freddi molto sfiziosi, come l’anatra in salsa leggermente piccante e il grande classico del tofu setoso (quello della consistenza della panna cotta, per capirci), dal sapore delicatissimo, abbinato alle ben più saporite uova dei cent’anni (le uova, spesso di anatra, che dopo un periodo di “maturazione” assumono la consistenza gelatinosa e un colore che ha vari toni di grigio). 


Passando ai piatti caldi di pesce ho gustato delle simil aragostelle in due differenti sughi (i cinesi vanno matti per questi crostacei e li preparano con tanti diversi sughetti, uno più sfizioso dell’altro, più o meno piccanti, ma in generale sommersi d’aglio, che tuttavia non ne inasprisce il sapore), delle ostriche affogate nell’aglio e rese più sfiziose da tocchetti di peperoncino dolce fresco e un pesce, detto pesce nero, dalle carni molto saporite, servito in una sorta di gigantesco vaso da fiori, che galleggiava in un mare di peperoncini. Mai farsi spaventare dalla vista di tanti peperoncini, specialmente quando si tratta di pesce dalle carni bianche, perché non sarà ultra piccante come potrebbe sembrare, l’importante è che non beviate nemmeno una goccia del brodino in cui galleggia 🤪 sennò nè il riso bianco nè i noodles vi salveranno dalle fiamme (ricordo ancora l’espressione di mio marito la prima volta che si fece tentare dall’infido brodino🤣🤣🤣)


Io, come ormai avrete capito leggendo i miei post, pur di non ritrovarmi a mangiare carne di maiale in quasi ogni piatto (perché come diceva il mio compagno di corso di cinese, musulmano, “i cinesi sono il diavolo, mettono il maiale ovunque!!”), che, per quanto sia gustosissimo, a mangiarlo di continuo qualche problemino prima o poi lo da (e il mio corpo non aspetta molto a farmi notare il suo disappunto per questo tipo di cibo 😁) spesso mi rifugio nei ristoranti halal, mio porto sicuro in caso di incertezze culinarie. Ovviamente in questa occasione ho dovuto assaggiare le peccaminose carni suine. Se osservate tra le foto noterete un pezzo di carne su toni del rosa in primo piano con una ciotola stracolma di peperoncini sullo sfondo, da cui è stato poco prima estratto. Ebbene quello era un pezzetto di carne di maiale (se ho capito bene vicino alle coste) che non era assolutamente piccante e, nonostante dall’aspetto possa sembrare secco, aveva una consistenza decisamente più morbida del previsto. Il gusto era simile a certi prosciutti arrostiti, ma più deciso e al tempo stesso non troppo salato. Ho dovuto dominare la mia golosità per non fare il bis, presto confortata dalla presenza di spiedini di bocconcini di pecora infilzati su rametti di un arbusto di cui ora mi sfugge il nome. Sarà stata l’ottima compagnia, sarà stata l’atmosfera di festa, saranno stati i brani che mi è stato chiesto di accennare (e se i tuoi ospiti ti chiedono gentilmente di cantare tu dai fondo a tutta la tua tecnica e preghi “San Diaphragm” di sostenerti nell’impresa ma non puoi fare la cafonata di dire “no, grazie... sa... ho mangiato troppo” perché non avrai mai mangiato troppo per i tuoi ospiti), fatto sta che di bis ne ho fatti due: uno di carne (sì, gli spiedini ovviamente, chè la pecora non è mai troppa 😂) e per par condicio uno di pesce, perché, per quanto io ami le ostriche crude, questo tipo di preparazione con tonnellate d’aglio ridotto a goduriosa cremina mi fa impazzire e quando c’è anche la giusta quantità di peperoncini freschi, come in questo caso, il problema non è iniziare, ma... smettere di mangiarne! 


Ultima nota positiva di quest’ottima cena è stata la birra. Finalmente ho potuto assaggiare una vera birra, lontana dalla bevanda gassata che qui spacciano per tale, un’ipa così buona da ricordarmi per un attimo quella del Gattarancio! Non posso darvi un’idea del rapporto qualità prezzo perché ero ospite, ma dal momento che credo proprio di tornarci ancora, provvederò quanto prima, giusto per dovere di cronaca ovviamente. 

Scrivi commento

Commenti: 0