Un dono della morte

Oggi sono andata al funerale della mamma di un amico. Non l'ho mai conosciuta, se non in parte immaginata dai racconti dei famigliari, provati dal dolore di una malattia che l'ha lentamente ma inesorabilmente  portata via dal loro affetto. Ha vissuto a lungo e tutti loro hanno potuto prendersene cura e stare con lei fino all'ultimo istante, ma questo non basta mai quando muore qualcuno a noi caro. Potrebbe avere anche più  di cent'anni che non saremmo comunque ancora pronti a lasciarlo andare. Oggi quindi ero lì  con loro, in una chiesa gremita di gente che cercava sollievo dal caldo torrido del pomeriggio, muovendo i ventagli quasi all'unisono, creando una musica delicata che faceva da accompagnamento alle parole della pastora. La verve di quella donna, che tanto entusiasmo metteva nell'esporre il suo sermone, strideva col lento e sommesso movimento dei ventagli. Ogni tanto un gemito soffocato, cui veniva dato libero sfogo durante il canto degli inni, che pietosi offrivano volume sufficiente  a coprire in parte un pianto che diversamente non s'osava esternare. Non la conoscevo, non era mia parente, ma c'erano alcuni miei cari amici lì, provati da un dolore palpabile, che conosco bene. Ed ecco che, guardando la bara di quella sconosciuta, le emozioni sono fluite. Non è vero che il tempo fa dimenticare. Quanta paura e quanti sensi di colpa ho avuto per questo! Mi è capitato di non ricordare più un volto amato e la disperazione mista a vergogna e senso di colpa grandi come montagne mi hanno assalita, strappandomi lacrime amare. Poi d'improvviso, camminando per via, gustando un cibo o guardando un certo fiore mi tornavano vividi i ricordi e mi sentivo meno orribile. Oggi mi sono resa conto che anche se a volte i volti amati ci appaiono come annebbiati da una pietosa nebbia fatta salire dal tempo, i nostri cari sono lì, accanto a noi, percepibili come un'onda che ci avvolge col suo profumo indelebile, diverso da qualunque altra onda, riconoscibile solo da noi. È una sensazione forte che una foto sbiadita nascosta in un libro o esposta sul comodino non potranno mai rendere con tanta intensità. Abbiamo in noi il ricordo vivido di ogni istante vissuto con ciascuno dei nostri amati e quando il dolore dei primi momenti lascia un po' di spazio, ogni sensazione torna in noi e ci rassicura, perché  in questo modo possiamo percepire fisicamente che siamo uniti gli uni agli altri e che tempo e spazio sono più  fluidi di quanto potremmo pensare. 

Oggi per me questo momento vissuto durante il funerale è  stato un dono, un dono della morte. Non ho ancora imparato ad essere totalmente  ricettiva nei confronti della signora degli inferi, perché sono stata educata a temerla, ma oggi credo d'aver fatto un altro piccolo passo verso la comprensione dei cicli di natura. 

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