Una storia di donne, trame, tradizione, umiltà e passione: le sorelle Pes.

Vedere Assuntina e Giuseppina Pes lavorare al telaio con un'intesa e una precisione frutto della loro passione e del duro e incessante lavoro, che umilmente hanno portato avanti fino ad oggi, rende giustizia ad un piccolo centro del Sulcis, nel sud della Sardegna, Sant'Antioco. Qui, accanto ai tradizionali lavori di tessitura di lana, lino e cotone, sopravvive anche la lavorazione di quella che viene definita seta di mare, ovvero il bisso, una fibra animale, estratta dalla Pinna Nobilis, che produce un filato assai particolare, di cui le sorelle Pes sono esperte al punto da essere state contattate nel 2007 dalla regione autonoma della Sardegna per l'insegnamento delle tecniche di lavorazione, con l'intento di trasmettere questa loro conoscenza alle giovani generazioni. Ma andiamo per ordine, voglio raccontarvi la storia di queste donne, che nel corso degli anni s'incrocia con quella di altre donne, infittendo e impreziosendo la trama di questo tessuto fatto di dedizione e passione, rispetto ed umiltà.

 

 

Formatesi alla tessitura grazie all'insegnamento di Leonilde Mereu nei primi anni ottanta, si costituisce insieme ad altre giovani ragazze una cooperativa, centro pilota I.S.O.L.A. che ogni anno commissiona loro alcuni manufatti realizzati seguendo esclusivamente i disegni che caratterizzano la tradizione di Sant'Antioco. Essendo rimaste ormai in tre da un paio d'anni nel 2006 la situazione economica non permette più il mantenimento della cooperativa e a malincuore Assuntina e Giuseppina decidono di chiudere . Anche l' I.S.O.L.A sospende le attività (quella esistente oggi ne è infatti una nuova versione ripristinata recentemente), dal momento che le sorelle Pes decidono di continuare comunque la tradizione, l' I.S.O.L.A affida loro i disegni (di cui esiste una catalogazione , in quanto ogni zona della Sardegna ha i suoi disegni tradizionali) perchè possano proseguire nel loro lavoro, col rispetto che le caratterizza.

 

 

Negli anni novanta conoscono Efisia Murroni, esperta di bisso, che insegna loro tutto quello che sa su questa particolare lavorazione e regala loro un piccolo quantitativo di bisso risalente agli anni 50, che le sorelle utilizzeranno per impreziosire alcuni lavori seguendo le tecniche di tessitura tradizionale, tra i quali un copri leggio donato alla basilica di Sant' Antico Martire e un piccolo manufatto che doneranno alla signora Murroni in segno di riconoscenza per quanto da lei appreso.

 

 

Un altro incontro molto significativo per le sorelle Pes sarà quello con Emma Diana, la figlia di Italo Diana, il maestro di bisso alla cui scuola si formarono sia Leonilde Mereu che Efisia Murroni. Con il piccolo quantitativo di bisso avanzato avuto da Efisia Murroni ed altro aggiunto da Emma Diana ( bisso del 1920 ) realizzarono due lavori: il dono per papa Francesco e la  tovaglia che fu il completamento dell' allestimento dell'altare della basilica di Sant' Antioco.

 

 

Fu cosi colpita dal loro lavoro che decise di commissionare un arazzo per sè. Per la realizzazione fornì per la seconda volta alle sorelle una quantità di bisso proveniente dalla scuola del padre che aveva conservato per anni senza utilizzarlo, se non per creare alcuni manufatti ricamati.

 

Lasciò loro campo libero per l'ideazione dell'opera, richiedendo che venissero inseriti dei disegni tradizionali , che fossero presenti alcuni disegni del padre a lei particolarmente graditi e che le sorelle le scrivessero bisso marino del 1920 del maestro Italo Diana, committente figlia Emma Diana, firmandosi poi entrambe quali autrici dell'arazzo. Una volta terminato il lavoro le sorelle riconsegnarono anche il bisso avanzato, ma con loro grande stupore Emma Diana non lo rivolle indietro e lo donò loro, permettendo così di poter impreziosire col prezioso filo altri futuri lavori, come ad esempio la tovaglia recentemente consegnata alla cattedrale di Iglesias, che hanno dedicato alla memoria di Emma, deceduta sei mesi fa ma sempre viva nei loro cuori.

 

 

La Pinna Nobilis da cui si estrae il filamento del bisso è un animale protetto e ne è vietata la pesca, dunque non è attualmente possibile rifornirsi in Sardegna di questa fibra a meno che si tratti di riserve antiche, come quello risalente agli anni 20 e anni 50 ricevuto in dono dalle sorelle Pes, verificato e catalogato.

 

 

"Quando le consegnammo l'arazzo per alcuni istanti non parlò, ci guardò e disse: -è molto più bello di come me lo ero immaginato, in questo arazzo rivive mio padre!- e noi ne fummo entusiaste!" Ripenso all'emozione con cui mi raccontarono l'episodio, guardo in foto il prezioso arazzo realizzato e capisco che cosa intendesse Emma Diana. Non si può rimanere indifferenti a tanta bravura e dedizione. Sì, dedizione, perchè tessere un arazzo sul loro telaio significa anche fatica, capacità di concentrazione e armonia nel movimento di quattro mani mosse da due meravigliosi cuori che battono all'unisono. Ognuna di loro ha una sua personalità e nessuna si annulla nell'altra. Ogni loro creazione è infatti il frutto di questa intesa ma anche del confronto tra due diversi punti di vista, che sono trama e ordito di ogni nuovo pezzo.

 

 

 

Discrete, pazienti, caparbie e appassionate, queste due donne creano una magia palpabile, fatta di studio e di rispetto per le tradizioni. Ottengono riconoscimenti da studiosi di livello internazionale, come ad esempio Felicitas Maeder, del museo di Basilea. Conosciuta nel corso del loro lavoro tra gli anni 2007 e 2008 instaurano un rapporto di studio e amicizia con la studiosa, tale per cui vennero da lei invitate ad effettuare una dimostrazione della lavorazione del bisso in occasione della conferenza internazionale Treasures from the sea, svoltasi a Lecce nel 2013, organizzata dal Danish National Research Foundation's Centre for Textile Research (CTR) at the Saxo Institute, University of Copenhagen, di cui resta traccia in una pubblicazione ralizzata per l'occasione.

 

 

La loro arte affonda le radici nella tradizione, ma lascia anche spazio all'innovazione, al loro estro personale, dando vita a manufatti che permettono ad ogni acquirente di scegliere tra differenti disegni, colori e dimensioni, lasciandosi guidare dalla competenza e dalla creatività di queste donne. Un esempio ne è l'arazzo scelto dai panifici Calabrò per il nuovo punto vendita di Sant'Antioco. Vale davvero la pena di andare a far una visita al loro laboratorio! Troverte sicuramente il pezzo più adatto a voi o vi accorderete con le sorelle per farne ralizzare uno.

 

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