La prima torta per il notiziario dignanese

 

Quando Giuliana mi ha chiesto di scrivere qualche ricetta che fosse ispirata alla tradizione, ma che avesse un tocco personale, adatto ai tempi di oggi, mi sono subito chiesta da dove avrei potuto iniziare e quindi, per farmi ispirare, prima di tutto ho preso quattro uova fresche deposte in giornata dalle mie galline e ho iniziato a creare qualcosa, pensando alla mia bisnonna. Per rendere meglio l’atmosfera di qualche anno fa (sono del !974, la mia cara bisnonna, per quanto longeva, ormai non è più di questa terra da parecchio) ho pensato di farmi aiutare da mia figlia. La mia “biondina”, come sono solita chiamarla io in tono vezzeggiativo, ha preso quindi il mio posto di allora e io, come faceva la mia bisnonna quando ero piccola, ho dato le dritte su come fare alcuni gesti, gli stessi che ogni nonna e bisnonna tramanda, di generazione in generazione, finchè ci saranno nipoti desiderosi di apprendere. Vederla girare energicamente il cucchiaio di legno per rendere cremose le uova con lo zucchero mi ha fatto tornare alla mente sensazioni e profumi senza tempo. Ma ora basta con questo tono sognante! E’ ora di darvi la ricetta della mia nuova torta ispirata a quelle che preparava la mia energica bisnonna.

 

 

Cominciamo Dagli ingredienti. Innanzi tutto procuratevi 4 uova freschissime, se poi come me avete delle galline coccolate che provvedono alla produzione altamente biologica meglio ancora!Come farine usate 200g di farina di farro (che oltre ad essere più digeribile e a “gonfiare” meno ha un sapore che vi porterà più facilmente indietro nel tempo) e 50g di farina di mais (siete di origine istriana, quindi il sapore del mais è già di per sé un po’ “casa”). Come zucchero questa volta ho usato 90g di quello semolato e non quello integrale di canna come spesso sono solita fare, perché avevo voglia di ottenere un colore più chiaro per questa torta e perché quando ero piccola io si usava solo quello bianco raffinato, quindi nella mia memoria i dolci preparati insieme alle mie nonne e alla mia bisnonna hanno quel sapore. Ne ho usato meno di un etto perché non amo molto i dolci troppo zuccherati e per mia fortuna nemmeno mio bisnonna abbondava con lo zucchero. Scegliete del lievito in polvere possibilmente naturale e usatene una bustina (abbiate pazienza, ma io sono fatta così, preferisco meno cose ma buone e sane). Procuratevi 90g di burro di buona qualità, lasciando perdere certe tristi versioni bianche come un lenzuolo steso al sole che non danno nessuna soddisfazione al palato. Cercate dello yogurt intero, 150g andranno bene (se lo producete voi meglio ancora) aromatizzato alla vaniglia, oppure aggiungete voi la punta di un cucchiaino di vaniglia Bourbon. Prendete infine 60g di cioccolato fondente e siamo pronti per iniziare.

 

 

Prima di tutto tirate fuori dal frigo il burro e lasciatelo ammorbidire in un piattino. Con una noce di burro extra dalla quantità messa da parte per la torta imburrate una tortiera da 20cm di diametro e, una volta ottenuta una profumata pellicola untuosa, spolverate con della farina, in modo da non far attaccare la vostra torta. Mettete da parte la tortiera, accendete il forno a 180° e iniziate a preparare la torta. Setacciate le farine e mescolatele insieme al lievito. Perché vi faccio perdere un minuto in più a far passare la farina in setaccio o più banalmente in un colino? Perché la torta ne guadagnerà in sofficità e quando l’assaggerete mi ringrazierete!  In una ciotola comoda (nel senso che sarà capiente e abbastanza alta da permettervi di lavorare con comodità, anche appoggiandovela in grembo, proprio come faceva la mia bisnonna) mescolate i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un “satò” (si scrive così? Sono molto carente in dialetto scritto, abbiate pazienza, ma satò rende molto meglio l’idea di zabaglione) cremoso e profumato. Ricordatevi di mettere anche un pizzico di sale, mi raccomando! A questo punto aggiungete il burro, che vista la stagione si sarà già ammorbidito (se fossimo in inverno vi avrei detto di scioglierlo a bagnomaria, magari in uno di quei “pignatùs” da cui le nonne faticano a staccarsi anche quando i segni dell’età sono evidenti), continuate a mescolare con il cucchiaio di legno fino a che la crema non torna omogenea e il burro si è ben amalgamato. Insisto molto sul cucchiaio di legno. Se per il satò posso anche concedervi una frusta in inox, dal burro in poi pretendo usiate il cucchiaio di legno. In certe cose sono un po’ rigida, mi rendo conto, ma ognuno ha le sue fisse, no? Bene! Ora aggiungete lo yogurt ed eventualmente la vaniglia, se avete optato per quello non aromatizzato, continuando a mescolare. Versate delicatamente le farine mescolate col lievito e continuate a mescolare delicatamente fino ad ottenere un impasto di nuovo omogeneo. Prendete il cioccolato e tagliuzzatelo col coltello su un tagliere fino ad ottenere delle piccole scagliette. Cercate di resistere e mettetele tutte nell’impasto, continuando subito a mescolare per non farvi indurre in tentazione. Ora montate a neve gli albumi tenuti da parte ed aggiungeteli delicatamente rigirando con pazienza e calma che nemmeno Giobbe vi batterebbe procedendo dal basso verso l’alto con movimenti circolari delicati. Il parente secchione esperto di chimica vi spiegherà che questo serve a non smontare i processi chimici per cui vi siete presi la briga di dividere i rossi d’uovo dai bianchi, ma voi lasciatelo parlare e godetevi il gesto antico che sembra la danza di una fata. Ci siamo! Ora potete versare la vostra crema profumata nella tortiera che avete precedentemente imburrato ed infarinato e via in forno per 45-50 minuti circa. Non posso darvi un tempo troppo preciso perché dipende molto dal forno che usate. In caso di forno elettrico utilizzate la modalità “tradizionale” e non quella “ventilato”, mi ringrazierete per la consistenza! Per capire se la vostra torta è pronta avete più segnali utili: intanto inizierete a sentire un profumo molto più intenso che vi attirerà verso il vostro forno, poi vedrete le pareti della torta che inizieranno a staccarsi dalla tortiera, infine, muniti di un’oggetto che non potrà mai più mancare nella vostra cucina d’ora in poi, ovvero uno stuzzicadenti in legno, procederete con il test definitivo, punzecchiando la vostra torta con lo stuzzicadenti facendolo penetrare fino a toccare la base della tortiera. Se, una volta uscito, sarà pulito, la vostra torta sarà pronta da sfornare! Per sicurezza, magari punzecchiate in più punti. Non c’è niente di peggio di una buona torta cotta male!

 

 

Gustatevela in famiglia a qualsiasi ora. Io e la mia biondina abbiamo fatto il primo assaggio per voi a merenda, e devo dire che è perfetta con il tè, ma non è male nemmeno a colazione con il caffè, o come dolce sfizio alla sera, magari dopo che tutti, specie i più piccoli e rumorosi, sono a letto. Insomma, vi durerà talmente poco che vi verrà subito voglia di cimentarvi nel fare un altro dolce. La prossima volta magari vi racconterò la mia versione dei busulài, o la pinza, oppure forse finiremo a parlare di qualcosa di decisamente più salato e nutriente. Io inizio a pensarci, voi intanto godetevi questa torta!

 

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