Alla scoperta di un altro angolo del sud Sardegna: la cantina ARU.

Quando si supera il cancello d'ingresso e si percorre il viale che porta allo stabilimento della cantina Aru ciò che colpisce, oltre ai vitigni già ricchi di frutti, che preannunciano un'ottima vendemmia, è il profumo e la varietà delle rose che fanno da bordura ai filari.

 

Ormai la tecnologia, cui anche questa cantina fa riferimento, non rende più necessaria la presenza di questi profumati fiori come "sentinelle" per malattie della vite, ma resta la poesia e il richiamo al passato.

La connessione col passato è molto viva in questa cantina. Sebbene sia relativamente giovane, poichè a parte il vermentino da cui si produce il Per Dario, che ha 40 anni, il resto dei vitigni presenti nei quindici ettari di cui è costituita l'azienda, risalgono al 2000 e la cantina è operativa dal 2005, la cantina Aru affonda le sue radici emotive nel passato famigliare di Mario Aru, che, come suo padre Dario (cui è dedicato il vermentino prodotto dal vitigno da lui ereditato) e suo bisnonno, è animato dalla passione per questo lavoro o meglio, per questo stile di vita. Dopo una pausa generazionale, in cui si venne alla scelta sofferta di espiantare molte delle viti presenti negli ottanta ettari della tenuta storica, in un perido di grande crisi per il mondo enologico sardo, con Mario rinasce un'antica passione e ricompaiono vitigni in un terreno che è posto in un territorio tra i più antichi della sardegna.

Dovendo decidere quali piante mettere a dimora per iniziare la produzione, la sua è stata una scelta dettata dal cuore: ha piantato le viti che avrebbero prodotto l'uva necessaria alla realizzazione dei tipi di vino che preferisce lui stesso, per poter brindare al proprio lavoro con un prodotto che lo rappresenti a pieno.

L'agricoltura integrata, che dai valori rilevati si avvicina molto ad una coltivazione di tipo biologico, è stata una scelta quasi scontata. La cura dei dettagli e la voglia di crescere migliorando la qualità, non semplicemente aumentando i filari, caratterizza infatti l'essenza di questa cantina.

Il rispetto per il passato e la voglia di valorizzare la storia del territorio ha permesso il mantenimento di una struttura colonica antica, appartenente al bisnonno di Mario, molto apprezzata anche dal museo etnografico di Iglesias, che ha deciso di donare alcuni reperti storici per accrescere la collezione già esistente, dando la possibilità a chiunque vi si rechi di comprendere, attraverso il passato, il potenziale di questo territorio, anche in un'ottica di apertura al turismo di nuova generazione, che predilige dei percorsi dell'anima, oltre che del gusto.

 

Il profumo e il sapore del vino ci riportano di per sè ad un passato che si rinnova e la scelta di usare spesso vitigni in purezza, riportando all'essenza dell'uva connessa al suo territorio, sono indicativi della visione di questa cantina.

 

Un discorso a parte merita il Sortilla, realizzato con uve Merlot, che nel metodo di lavorazione ricorda nobili "cugini" veneti, ma in questo caso viene usato il sole caldissimo di queste latitudini, con l'essicamento dei grappoli sulla pianta, per un maggiore apporto di mineralità fino al momento della vendemmia tardiva.

 

La cantina è in evoluzione e in ampliamento, per cui a breve ci sarà una nuova produzione. Non vi anticipo troppo, perchè vi invito a farvi una passeggiata tra i filari, respirando il profumo delle rose piantate da Mario, per conoscere di persona questa piccola realtà, magari in occasione di uno dei prossimi eventi in programma organizzati per avvicinare il pubblico alla poesia del vino

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