Nicola Perra: il pioniere delle I.G.A (Italian Grape Ale) al Drunken Fruit Beer Festival 2018

 

Nicola Perra è un vero e proprio pioniere dell'I.G.A. (Italian Grape Ale), poichè a partire dal 2006, con la sua prima BB10, è riuscito a creare un nuovo tipo di birra. Per la prima volta, infatti, ha usato il mosto cotto (ben venti ore di bollitura lenta) di uve non aromatiche (in questo caso si trattava di Cannonau) che, con l'affinamento in bottiglia, pur arricchendo la birra col loro corredo aromatico, non la stravolgono. La combinazione perfetta, frutto di tentativi e sperimentazioni del Mastro birraio (che non aveva a disposizione una bibbliografia nè italiana nè straniera in merito) nell'abbinamento dell'uvaggio della sapa con la sua personale ricetta di malti, rimane fondamentale per la riuscita della BB10, che resta una birra a tutti gli effetti, fermentata in bottiglia grazie a lieviti da birra. Ecco l'intervista integrale al Mastro birraio prima della sua partenza per il Drunken Fruit Beer Festival che si svolgerà a Quinto Vicentino dal 23 al 26 marzo 2018 nella splendida cornice di Villa Ca' Prigioni.

 

 

  • Partiamo dall'inizio, facciamo un po' di storia del Barley. Potresti raccontare ai nostri lettori come è nata la tua passione per la birra e come è nato il birrificio Barley?

La mia passione per la birra è nata principalmente come bevitore, nel senso che quando nel 1984 scoprii la birroteca, tutt'ora in attività, Al merlo parlante a Cagliari, conobbi quelle che allora chiamavo "le birre strane", poichè allora non si parlava ancora di birre artigianali. Erano birre d'importazione belga, inglese, tedesca, soprattutto belga direi e ad alta gradazione, che venivano servite con dei bicchieri anche dalle fogge particolari (a forma di stivale, calici con forme cilindro-coniche, ecc) e iniziai a conoscere così le prime Chimay alla spina o le Thomas Hardy in bottiglia e da lì capii che le birre vere erano altra cosa. Le birre rifermentate in bottiglia rappresentavano una grande novità per noi, abituati a produzioni industriali lager più al massimo qualche Guinness. In questa birroteca l'offerta era decisamente differente. Altre birroteche aprirono in quegli anni ed iniziarono ad offrire birre d'origine belga e tedesca. Oltre a ciò, alla fine degli anni novanta iniziai a produrre qualche birra come hobbista e ad iniziare ad utilizzare delle ricette, alcune delle quali ho poi portato nella produzione del birrificio, come quella della Frisca, della Sella del diavolo, della Toccadibò, della BB10 e della BB Evò. Queste cinque birre hanno visto infatti una sperimentazione precedente a quella dell'apertura del birrificio Barley, che vide la luce nell'agosto del 2006 (anche se come società vide la luce già nel 2005), dopo diversi anni da hobbista a "spignattate" birre su birre, ideando una quarantina di ricette diverse su oltre cento cotte (che purtoppo andarono perdute perchè il pc nel quale avevo conservato queste ricette si guastò e non ebbi la possibilità di conservare nessuna di queste ricette. Le uniche ricette che si salvarono, e che portai poi definitivamente in birrificio una volta aperto, furono quelle conservate su cartaceo).

 

 

 

  • Parliamo ora nello specifico delle tue creazioni. Che tipologia di birre produce il birrificio Barley?

    Le nostre produzioni sono "ad ampio spettro", c'è la cosiddetta linea base in cui sono comprese la Friska, la Sella del Diavolo, la Toccadibò, la Zagara, la Tuvi tuvi, la Macca meda e la Duenna, e poi c'è la linea delle birre contrassegnate dal prefisso BB, cioè le birre nelle quali viene utilizzato il mosto (cotto o fresco, concentato a freddo). Sulla linea base alcune si rifanno a determinati stili tradizionali: lo stile delle bières blanches per la Friska o lo stile delle golden strong ale/trippel per la Toccadibò, o ancora le bières de garde per la Sella del Diavolo, american saison per la Duenna, una blonde ale luppolata in maniera moderna per la Tuvi tuvi. Uno stile a parte, che prende spunto da un'idea di amber ale intorno ai 5° per quanto riguarda la Zagara, la cui specificità è data poi dal fatto che viene utilizzato del miele d'arancio d'agricoltura biologica del Maestro apicoltore Luigi Manias di Ales (Oristano). Infine la Macca Meda è una ricetta molto sui generis, nel senso che è un'amber ale molto atipica, di gradazione alcolica più elevata di quella richiesta dallo stile americano, con utilizzo di luppoli americani e luppoli inglesi, una ricetta unica che fa della Macca Meda una birra che fa storia a sè, riconoscibile per le sue peculiari caratteristiche. Per quanto riguarda invece l'altra linea delle birre con mosto d'uva, si apre un mondo a parte.

 

 

 

  • Io ho dato un'indicazione di massima, da semplice appassionata di birra, su che cosa sono le tue BB. Raccontaci meglio come nasce questo nuovo genere di birre e che riscontro di pubblico hanno mostrato fin'ora.

    Le Italian Grape Ale (I.G.A.), sono una tipologia di birre caratterizzate dall'utilizzo di uva (mosto d'uva, mosto cotto, macerazione, passaggio in legno, ecc.), che hanno ottenuto un riconoscimento ufficiale solo dal 2015, quando il BJCP (Beer Judge Certification Program), che è l'organismo americano che stila le varie categorie per i concorsi internazionali, ha inserito per la prima volta un'italian style, una sorta di categoria tutta italiana o di partenza italiana. La prima in questo settore in Italia fu la Barley BB10, che contiene mosto cotto di Cannonau, su base imperial stout da 10 gradi. Bollitura lenta e continua di 20 ore per il mosto cotto, al pari della preparazione del mosto cotto, o saba, che viene utilizzato nella preparazione dei dolci della tradizione sarda. La BB10, prodotta per la prima volta nel 2006 fu la prima, ad oggi il Barley utilizza sette vitigni autoctoni per nove diverse birre in stile BB. Il Nasco la fa da padrone, perchè ne utilizzo il mosto cotto per tre ricette diverse: La BB Evò, la BB Anniversario e La Baccusardus bier, che è una sorta di co-branding (una birra prodotta da noi, ma con doppio marchio: quello Barley e quello dell'enoteca di Villasimius Baccusardus).

    Torniamo al perchè si è arrivati a definire alcune birre I.G.A. e a stilare una categoria di Italian style. Oltre a me, negli anni ci furono altri produttori che inserirono nelle proprie birre mosto d'uva, come il birrificio Montegioco (con mosto di Croatina) o il Loverbeer (con mosto di barbera). Vari birrifici italiani cominciarono a produrre birre con mosto di uve locali e nel 2015 erano già alcune decine. Gli americani si accorsero di questa tendenza e decisero di definire una categoria a parte per queste particolari birre. E' esplosa anche quella che si potrebbe definire una "moda", cosa che non è nell'impostazione del Barley, che continuando la sua sperimentazione con questo tipo di birre, oltre alla produzione di birre con mosto cotto (Cannonau per la BB10, BBEvò con Nasco, Malvasia di Bosa per la BB9, Vermentino per la BB Boom), ha dato vita ad un nuovo tipo di birra, sempre con l'utilizzo di mosto, ma in questo caso si tratta di concentrazione a freddo di mosto di uve prevalentemente aromatiche. Questa strada l'ho aperta ormai tre anni fa con la BB7 (con moscato di Cagliari) e ho continuato con la BB6 (con Malvasia di Cagliari), due anni fa. Alcuni mesi fa è stata messa in vendita la BB5, che invece non ha un'uva aromatica, ma "neutra" e per questo ho utilizzato una doppia tecnica: uso del mosto cotto di uve Nuragus e del mosto da concentrato a freddo su base saison. E' la prima volta che utilizzo un lievito saison nel vero senso della parola, è quindi una birra molto secca, molto fresca, arricchita da quest'uva a bacca bianca, il Nuragus, un vitigno molto antico della sardegna, diffuso nel campidano, che pare sia stato trapiantato in sardegna, isieme alla vernaccia, in epoca fenicia (VII-VIII sec. a.C.).

    Riguardo il riscontro delle BB direi che oggi posso considerarlo importante. Mentre prima ne avevamo tre/quattro, facevamo un lotto all'anno e bastava per soddisfare la richiesta di allora, ora che ne abbiamo nove, facciamo due lotti all'anno per tutte quelle con mosto cotto, due/tre lotti all'anno di BB7 e BB6 e abbiamo già fatto tre lotti di BB5. Direi quindi che la risposta è molto positiva.

 

 

 

  • Tra poche ore tu sarai protagonista con Kuaska in un paio di laboratori organizzati nell'ambito di un evento che si svolgerà in veneto, in cui porterai alcune delle tue BB per effettuare un assaggio comparativo su diverse annate. Sembra che ci si riferisca a dei vini, invece stiamo sempre parlando di birre. Ci spieghi meglio?

    Al Drunken Fruit Beer Festival, che si svolge da alcuni anni a Quinto Vicentino, organizzato dal nostro distributore Gianni Bolin, che ha anche diversi locali in veneto, principalmente nel vicentino, viene offerta una vasta gamma di birre alla frutta. Tra queste, quest'anno ci sarà anche la nostra gamma BB, in due laboratori diversi, uno con cinque BB diverse (dalla BB5 fino alla BB10) e uno con due verticali, di tre annate diverse, rispettivamente di BB9 e BB Evò. Questa è la prima volta che si fa una cosa del genere in Italia, già l'anno scorso Fermento Birra Magazine si prese la briga di fare una verticale dei primi 10 anni di produzione della BB10, creando un panel dei 4/5 degustatori coinvolti e stilando poi la degustazione, birra per birra, annata per annata, dando origine a qualcosa di molto interessante che non aveva precedenti. Questa volta invece al Fruit Beer Festival facciamo una degustazione pubblica, di tre annate diverse di BB9 e di BB Evò e faremo vedere che tipo di evoluzione si può riscontrare in queste birre. La BB9, come dicevamo, ha il mosto cotto di uve malvasia di Bosa, un'uva particolarmente resistente, che conferisce questa forza, questa longevità anche ai vini da dopo pasto. La BB Evò, birra da 10 gradi, su base barley wine, con utilizzo di mosto cotto da uve Nasco. Entrambe fanno lungo affinamento in bottiglia prima di uscire (dai tre ai cinque mesi per la BB9, dai sei agli otto mesi per la BB Evò), ma è molto interessante notare l'evoluzione in bottiglia che hanno entrambe, seppur la BB9 abbia delle note decisamente più fresche, fruttate e la BB Evò più calde, invernali. Al mio fianco ci sarà il noto degustatore Lorenzo Dabove, detto Kuaska, col quale faremo questa degustazione in un laboratorio a numero chiuso.

    Questo festival, che si svolgerà all'interno di una villa bellissima, d'origine medievale poi ricostruita nel Cinquecento, prevede street food ben curato, spazio bimbi e interventi musicali. Non vedo l'ora di partire domani!

 

 

  • Che novità bollono in Barley? Che tipo di diffusione ha attualmente la birra Barley al di fuori dell'Italia?

    I progetti continuano, ma non posso ancora fare anticipazioni in questa fase.

    L'esportazione negli U.S.A. continua in maniera costante, poichè ormai siamo presenti in circa una trentina di stati, prevalentemente NY, Miami, San Francisco. Siamo distribuiti anche in Germania (Monaco, Francoforte, Amburgo), negli ultimi anni sta aumentando la nostra presenza anche in Belgio, in particolare a Bruxelles e ad Anversa (in locali italiani e non), da alcuni anni anche a Dublino, Londra, Sidney, Melbourn e persino a Seoul (in quest'ultimo caso, specie in locali italiani e hotel di fascia medio alta, dati i costi d'importazione assai elevati).

 

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