L'informale secondo Gianni Lardieri e Silvano Caria.

 

Venerdì 9 marzo si è svolto l'ultimo degli "incontri con l'artista" nell'ambito della rassegna pittorica "Sottosopra. L'arte in libertà". Al caffè Italy di Carbonia un pubblico caloroso ha accolto con interesse il cambio delle ultime opere in mostra, in vista della tappa finale della rassegna: la collettiva di tutti gli artisti coinvolti che saranno presenti con le loro opere il 31 marzo in Bibblioteca a Carbonia, permettendo così al pubblico una visione d'insieme delle opere esposte durante la rassegna, oltre alla possibilità di interagire con gli artisti stessi. Un modo per avvicinare l'arte nei luoghi d'ogni giorno, per riappropriarci della fruizione del bello nel quotidiano. Alcune ore prima di questo evento ho avuto occasione di parlare con due degli artisti che esponevano le opere comprese nell'ultima tranche d'artisti: Gianni Lardieri e Silvano Caria.

 

Entrambi hanno esposto opere che colpiscono per il loro aspetto materico, d'impatto sul pubblico.

 

 

Per Lardieri, di cui qui sopra vediamo una delle due opere esposte all'Italy, l'informale è "un punto d'arrivo per molti artisti", che a suo parere passano dal figurativo, all'astratto e infine approdano all'informale come ad un traguardo ricco di soddisfazioni dal punto di vista espressivo. "Faccio opere che raccontano mie storie, l'interpretazione però la lascio al pubblico".

 

 

Anche Caria, del quale qui sopra vediamo una delle opere scelte per la rassegna, racconta storie e le esprime attraverso la materia, con una sorta di "pittura tattile". Tuttavia, se per Lardieri "l'arte è emulazione della realtà", Caria, appassionato di racconti antichi, vede se stesso come il creatore di un "dialogo tra il creatore ed il fruitore", attraverso le sue opere.

 

 

Lardieri, di cui qui sopra vediamo un'altra opera, folgorato dalla grandezza delle opere materiche di Pollok ammirate al MOMA di NY, usa nei suoi lavori materiale povero come il catrame (da cui ricava un'incredibile gamma di sfumature), smalti, quarzi, polveri di marmo, che ha imparato a conoscere a fondo durante la sua esperienza come costruttore edile. La materia per lui domina su tutto, ogni materiale che utilizza per le sue creazioni diventa già esso stesso, di per sè, atto artistico, quando lo sceglie per realizzare un'opera. Un gioco di contrasti, d'impatto visivo, di luci e ombre, profondità e morbidezze che identificano l'artista nella sua opera, che ne è il riflesso estetico.

 

 

Caria, autore dell'opera qui sopra,  usa materiale narrante, quasi fosse un archeologo che riporta alla luce antiche storie. Il suo rapporto con la materia è emotivo, travolgente. E' assorbito totalmente dalle storie che racconta e fissa in attimi immortali, imprigionati nelle sue creazioni, che sembrano teche trasparenti in cui si scorgono storie antiche che risuonano e vibrano di vita vissuta.

 

 

Sono opere da toccare, le loro, da annusare, da "sentire" con l'emozione che provocano in chi le osserva. Vi invito quindi ad avvicinarvi a questa particolare forma d'arte con un'apertura di mente e spirito, per farvi inondare dalle emozioni che l'impatto con esse vi provocherà, costringendovi a riflettere.

 

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