Marco Vigo: la potenza evocativa del tratto e l'evanescenza onirica.

 

Se molta della produzione di Marco Vigo è chiaramente identificabile come appartenente allo stile informale, di matrice prettamente europea, alquanto distante dalle sperimentazioni d'oltre oceano, una parte più onirica delle sue creazioni presenta un'interessante commistione tra il tratto puramente gestuale, in cui il colore è predominante sulla forma, e un figurativo alquanto dissolto dove corpi o volti in parte accennati arrivano comunque all'osservatore come espressioni emotive dell'artista.

 

 

Ogni dipinto reca in sè uno studio minuzioso dell'uso del colore e della luce che rende possibile notare una ripetitività del gesto, quasi impensabile per un genere come questo.

 

Fortemente influenzato dal paesaggio che lo circonda e di cui ama nutrirsi durante le sue passeggiate col cane, Marco imprime sulla tela, con potenza espressiva commovente, i suoi paesaggi dell'anima. L'accecante luminosità contrapposta a zone buie e dalla profondità ben evidente, il movimento, il richiamo all'acqua, al vento, alle rocce e alla luce accecante dell'isola di Sant'Antioco, nel sud ovest della Sardegna, e in particolare delle scogliere di Calasetta, sono reinterpretazioni di forme che trovano nuova espressione sulle sue tele. Difficile restare indifferenti alla potenza del gesto, che con l'uso dell'olio crea opere che mostrano il rispetto per la pittura d'autore e per le radici della più antica tradizione pittorica italiana ed europea, cui inevitabilmente si è portati a far riferimento osservando queste opere.

 

 

Non c'è da stupirsi se all' Art gallery 37 di Torino, in occasione di una sua mostra personale dal titolo "L'informale contemporaneo", a cura di Roberto Borra, sia stato possibile creare un connubio tra pittura e poesia, accostando alcuni suoi dipinti a poesie aventi per ispirazione i dipinti medesimi. Una poetessa in particolare, Gabriella Montanari, trovo abbia colto la particolarità dello stile di Marco definendo il suo lavoro "un narrare evocativo anzichè rappresentativo, ma è pur sempre un narrare la storia, la tradizione, l'epica, attraverso sferzate, incendi, glaciazioni, tzunami, scrosci, fenditure, accavallamenti, schiaffi, riflessi, visioni, apparizioni, scatti".

 

Durante l'esposizione alla gallery è stata anche organizzata una serata con l'autore, in cui Marco ha potuto incontrare il pubblico interagendo con esso. Grande soddisfazione è stata per lui notare l'entusiasmo di alcuni giovani studenti dell'accademia di belle arti di Torino, che gli ponevano molte domande sulla realizzazione dei suoi dipinti. Fondamentale una risposta di Marco circa la fase di realizzazione delle sue opere, che nascono senza uno studio preliminare, dal momento che l'autore esprime le sue emozioni sulla tela poco per volta, osservando ciò che produce e continuando nella creazione e nel perfezionamento del tratto, fino a quando ritiene d'aver raggiunto una completezza a lui soddisfacente.

 

 

Io amo molto osservare gli studi iniziali degli artisti che più mi hanno affascinato. Avere la possibilità di vedere le fasi di realizzazione di un'opera, a mio parere dice moltissimo sull'opera in sè, rendendola ancora più fruibile e interiorizzabile, ma molto dice anche sull'autore della stessa, avvicinandolo così maggiormente al pubblico. Ho avuto la fortuna di vedere alcune delle creazioni di Marco in varie fasi creative e spesso mi è stato difficile "abbandonare" lo studio iniziale per l'opera conclusa, che a volte avrei voluto quasi si sdoppiasse, anzichè evolvere in quella che sarebbe poi diventata la sua forma finale.

 

Scrivi commento

Commenti: 0