La Taranta nera

Ieri sera sono andata con la mia famiglia all'evento conclusivo della IV edizione di Al di qua del ponte, a Sant'Antioco (CI), un bellissimo progetto volto a promuovere la conoscenza e l'incontro di culture, attraverso i fili dell'arte, per "disegnare nuove trame identitarie, recuperando e riducendo i margini ovvero gli orli lacerati del tessuto sociale, per fare di questi delle soglie da attraversare ma senza fermarsi" (cit. dalla brochure dell'evento).

 

Con una presentazione del genere e un titolo "Fili, margini e trame", che sfrutta la metafora della tessitura per affrontare argomenti a me molto cari, non potevo propio restarmene a casa!

Non potendo seguire tutti gli eventi assai interessanti proposti per i tre giorni, ho scelto il concerto finale della Taranta nera. Erano anni che non ballavo al suono della pizzica ed è stato meraviglioso lasciarsi andare ad una danza liberatoria! Ottima musica, bellissima atmosfera con tanta gente che ballava e creava qualcosa di bello, puro e sano, insieme, con gioia.

 

Appena entrata nell'arena fenicia sono rimasta piacevolmente colpita dall'alta affluenza di gente e dal clima festoso che si respirava, girando tra profumatissimi stand ricchi di prelibatezze marocchine, senegalesi, rumene, venezuelane, libanesi, cubane, colombiane, sarde, serbe, macedoni, palestinesi, russe e bielorusse. Il caldo di ieri mi ha fatto decidere di mangiare una cena assai frugale prima di andare al concerto e devo ammettere che sono stata tentata dall'assaggiare qualcosa da ogni stand, ma il concerto stava per iniziare e così mi sono avvicinata al palco.

 

Seduti per terra inizialmente eravamo in pochi, alle nostre spalle c'erano alcuni spettatori seduti su una serie di sedie disposte a semicerchio. Ben presto, però, la musica iniziò a richiamare sempre più persone e molti iniziarono anche a sedersi a terra vicino a noi. I bambini ballavano felici e dopo un paio di brani anche la mia biondina non ha resistito e si è unita a loro. Ma la musica non si ascolta, si vive! Sull'esempio dei bambini, lo spazio sotto al palco si è riempito di persone che hanno danzato felici insieme, bambini, giovani, anziani, italiani e stranieri. La musica ha unito tutti in un ballo purificatore, in cui la gioia era palpabile. Chi ha avuto modo di vivere l'esperienza della trance dance, sa che cosa intendo. Un  brivido di gioia pervade tutto il corpo, che si muove libero al ritmo dei tamburi.

 

La pizzica è una danza antica, tradizionale della Puglia, racconta antiche tradizioni ed è purificatrice per il corpo e l'anima. Il talking-drum o tamburo parlante, è uno strumento a percussione usato dai griot, i cantori africani che  trasmettono la tradizione degli antenati.  Gli artisti di Officina Zoè insieme a Baba Sissoko e Ady Thioune con il loro progetto musicale dal nome Taranta nera hanno unito pizzica e ritmi africani, creando il terreno perfetto per far vivere a ciascun presente il potere della musica e della danza, realizzando un momento di armonia meditativa.

Baba Sissoko ha insistito sulla bellezza dei bambini che mostrano agli adulti la vera essenza del vivere.

Ieri sera si è potuto vivere la gioia dello stare insieme e del condividere, uniti sulla medesima terra cui tutti dobbiamo rispetto. Un coro di no alla guerra, qualunque guerra, si è levato alto nel cielo stellato.

Ho ritrovato l'emozione di tanti anni fa, quando a Bisceglie andai al festival del Mediterraneo e anche allora ci fu la pizzica e altri suoni e canti di popoli affacciati sullo stesso mare, uniti da tradizioni comuni. Ieri sera, come tanti anni fa, mi sono sentita a casa. Grazie!

Scrivi commento

Commenti: 0