La sagra del pilau calasettano, tradizione enogastronomica e culturale

 

E' solo alla seconda edizione, ma la Sagra del pilau calasettano ha già le caratteristiche per inaugurare una lunga tradizione. Per chi, come me, non avesse avuto l'opportunità di parteciparvi lo scorso anno a Calasetta, la cittadina sarda (o meglio sarebbe dire tabarkina, considerate le sue origini) del Sulcis, che oltre alle meravigliose spiagge vanta una storia ed una tradizione culturale ed enogastronomica assai particolari, o non avesse assaggiato il pilau preparato dallo chef Manuele Fanuntza all'Expo 2015, consiglio vivamente di prenotare un volo per la Sardegna e recarsi a Calasetta in tempo per il 14 e 15 maggio prossimi.

 

Come mi ha spiegato Fabrizio Schirru, Presidente dell'Ancilla Domini, associazione che anche quest’anno svolgerà un ruolo da protagonista nella sagra, il pilau ha origini etimologiche antiche, più in particolare il nome deriva dal riso pilaf turco (condito con carne di piccione). Il pilau calasettano, invece, è a base di fregola (in tabarchino scucusù), ovvero quella particolare preparazione sarda con semola di grano duro agglomerata con acqua, simile per aspetto e sapore al cous cous, ma di dimensioni maggiori. Ciò che lo caratterizza è il condimento, che reca in sè le caratteristiche del territorio, ed in particolare del pescato di questo tratto di mare. Originariamente nato come piatto povero, condito con la zuppa di pesce, successivamente venne servito con un sugo di aragoste e cicale (quando ancora questi crostacei erano presenti in abbondanza), per arrivare infine alla versione odierna, con sugo di granseole.

 

Se vi affascinano gli show cooking potrete assistere a quelli tenuti dagli chef Manuele Fanutza, Gianluca Tore e dal calasettano Tony Porseo. Chi invece, come me, desidera poter cogliere a pieno le caratteristiche del pilau calasettano, avrà la possibilità di partecipare ai laboratori tenuti dallo chef Tony Porseo, durante i quali sarà possibile assistere alle varie fasi della preparazione del piatto. Un altro chef calasettano, infine, Franco Vigo, prepararerà il pilau che sarà possibile gustare durante la sagra. La scorsa edizione ne sono state servite ben 800 porzioni, ma per quest'anno la previsione è di superare ulteriormente il primato, considerato anche il successo di pubblico ottenuto durante Expo 2015.

 

Per quanto la preparazione e la degustazione del pilau giochino un ruolo cardine all'interno della sagra, il programma prevede anche visite guidate, a cura della Pro Loco di Calasetta, alla Torre, alla cantina sociale ed al magazzino enologico, dove alcuni membri dell'associazione Ancilla Domini forniranno interessanti spiegazioni storico etnografiche sugli strumenti in esso conservati.

 

Infine, per gli appassionati di monuntan bike, il 15 ci sarà la Bikalasetta, un'escursione non competitiva organizzata lungo un percorso che permetterà ai partecipanti di apprezzare alcuni fra gli scorci più belli dell'isola.

 

Special guest per la giornata del 15 sarà Tessa Gelisio, madrina dell'edizione 2016.

 

Come ho già scritto altrove, la Sardegna è un'isola in cui le tradizioni sono considerate patrimonio importante, da difendere e tramandare di generazione in generazione, per non perdere il sano contatto con la propria terra e le proprie origini. L'associazione Ancilla Domini nasce proprio con il proposito di mantenere e tramandare usi, costumi e tradizioni calasettane.

 

Il pilau calasettano è stato registrato dall'amministrazione comunale di Calasetta presso il Ministero dello sviluppo economico ed il marchio che lo identifica è stato creato dall'Ancilla Domini.

 

In un'epoca di multinazionali che cercano l'omologazione e l'appiattimento a loro unico vantaggio, la sfida è assai lodevole sotto molti aspetti, primo fra tutti il senso di collaborazione e di appartenenza ad una comunità che, nel caso di Calasetta, ha sempre fatto della convivialità un suo punto di forza. Imparare a conoscere, rispettare e preservare le proprie tradizioni insieme, come gruppo, porta a riscoprire la forza della coesione, del cerchio di uomini e donne che si uniscono e si sostengono, come accade nella danza tipica sarda detta su ballu tundu, in cui i danzatori girano in tondo, sorreggendosi l'un l'altro con le braccia intrecciate a formare un cerchio.

 

Non a caso, il motto dell'Ancilla Domini recita: "L'amore e la conservazione del passato a fondamento del nostro futuro".

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