La magia dei gesti antichi, filo rosso che unisce

Da quella sera in birreria, in cui Fabrizio mi accennava questa sua idea di creare un contenitore in cui inserire articoli su ciò che più mi piace e mi rappresenta, non vedevo l'ora di far parte di questa nuova avventura! In particolare, il cibo ha sempre avuto un ruolo importante nella mia vita. Ritengo che per non trovarsi ad essere "in balia dei propri organi" sia necessario approfondire il rapporto tra cibo e nutrimento. Ognuno di noi può decidere come vivere questo tipo di rapporto, che è, a mio avviso, tra i più personali ed intimi. Il cibo può essere inoltre un veicolo d'unione tra popoli e culture differenti, come ho avuto modo di verificare in molte situazioni.

 

Anni fa, ad esempio, a Torino, in occasione di un pranzo interculturale organizzato dalla comunità protestante di lingua inglese, ho assaggiato, tra i vari piatti proposti per l'occasione, delle ottime banane fritte, sorseggiando una dissetante bevanda allo zenzero, e mentre scambiavo con alcune signore ricette e consigli culinari, a poco a poco si è venuto a creare un ambiente famigliare, dove qualche decina di persone condivideva un'intimità che solo a tavola si può creare.

 

Non a caso i cinesi concludono i loro migliori affari a tavola! Il mangiare insieme non è considerato, infatti, una distrazione dagli affari, quanto piuttosto un corollario per la loro buona riuscita. I cinesi danno in generale molta importanza al cibo, prediligendo in determinate situazioni particolari piatti, ad esempio scegliendoli in base alla loro assonanza con nomi recanti buon auspicio per gli affari o per la salute.

 

Anche i piatti scelti per celebrare il matrimonio tradizionale cinese, dunque (che dura ben tre giorni), non sono affatto casuali, ma ciascuno ha un suo preciso significato, importante per gli sposi, ma anche per gli invitati. Come mi raccontava, infatti, in occasione del matrimonio della sorella, una giovane studentessa da cui ho preso lezioni di cinese a Shanghai, un rituale affascinante accompagna la coppia in un passaggio della loro vita dalla famiglia d'origine, con particolare attenzione a quella della donna, alla nuova famiglia che creano insieme. In particolare, con la colazione consumata il terzo giorno dai novelli sposi a casa dei genitori della sposa, la nuova coppia viene accolta per la prima volta come marito e moglie. Rituali di passaggio che forse faranno sorridere alcuni, ma che fanno parte della storia di ogni popolo, compreso il nostro, legati alla terra e all'equilibrio della convivenza in essa dei popoli.

 

Ogni tradizione contadina, compresa quella italiana, ha tracce di questi rituali. In alcune regioni si mantengono più vivi poichè vengono conservati con orgoglio dalla popolazione, come ad esempio nel caso dei matrimoni tradizionali sardi. Il plurale qui è d'obbligo, in quanto a seconda delle zone vi sono alcune differenze caratterizzanti.

 

Sebbene ami molto la cucina italiana, soprattutto i piatti della tradizione, che cerco di recuperare e di rifare il più possibile fedelmente per conservare, almeno nel mio piccolo, quello che ritengo essere un grande patrimonio, amo conoscere cucine di altri paesi, poichè ritengo che non ci sia modo migliore di comprendere una persona, e quindi un altro popolo, che mangiando o cucinando insieme.

 

Torniamo ancora una volta in Cina, la cui cucina ha così tante meravigliose sfumature che l'idea distorta che ne hanno alcuni italiani, entrati per caso in uno dei ristoranti cinesi a misura d'occidentale presenti nelle nostre città, è l'equivalente dell'ombra del campanile di San Marco rispetto allo splendore della Serenissima.

 

Occorre una piccola premessa. Ogni regione italiana ha un suo modo di fare e di farcire la pasta ripiena. La sardegna, in particolare, conosce dei deliziosi fagottini detti "Culurgiones", aventi una caratteristica chiusura "a spiga". Alcuni tipi di ravioli cinesi, pur avendo pasta e ripieno differenti, presentano la medesima chiusura. Appena trasferitami in sardegna, nel 2009, chiesi subito ai miei nuovi amici sardi il permesso di guardare qualcuna delle loro mamme, o meglio ancora delle loro nonne, durante la preparazione dei culurgiones. La mamma di un mio amico accettò ed io, pochi giorni prima della Vigilia di Natale, ero felice come una bimba all'idea di poter imparare una nuova e assai antica tecnica. Il destino tuttavia volle che il giorno prefissato io non potessi recarmi al tanto atteso appuntamento e successivamente, per vari motivi, non si presentò più un'occasione favorevole. Lo so, esistono dei tutorial on line osservando i quali si può capire come fare, ma guardare un video non ha la stessa poesia dell'andare nella cucina di una nonna per apprendere da lei come muovere le mani! Quando dunque in Cina otteni non solo di poter assistere alla preparazione dei 饺子 (Jiǎozi) ravioli ripieni, ma persino di crearne alcuni sotto la guida di due esperti, ero al settimo cielo! Inizialmente la loro figlia fece da interprete, ma ben presto non ci fu bisogno di parole per capirsi, perchè i gesti antichi legati alla preparazione dei cibi tradizionali sono il filo rosso che unisce culture differenti.

 

Io sono nata a Torino, ma tutta la mia famiglia è originaria di un paesino dell'Istria (in Croazia) poco distante dal mare, nella verde campagna in cui gli ulivi resistono alla bora, il terribile vento del nord, che sferza terra e uomini. Ho iniziato a cucinare dolci da bimba sotto la guida di mia bisnonna, che è stata anche la prima ad insegnarmi a riconoscere e ad usare alcune piante curative e ad incoraggiarmi nella mia passione per il cibo. Con gli anni ho approfondito sempre più questi argomenti, fino a decidere di creare anche un sito, con annesso un blog.

 

Mi piace condividere la mia passione per il cibo, che amo cucinare, oltre che gustare. Quali che siano stati gli impegni giornalieri nella mia vita, ogni volta che mi è stato possibile ho cucinato per me e per chi ha vissuto con me. Spesso mi sono sentita dire: "Ma come fai a cucinare ogni giorno?"... "Ma cucini anche solo per te?" Oppure, ancora peggio: "Ma come fai a cucinare ogni giorno, ora che sei diventata mamma?". Per me queste domande suonano strane, dal momento che ritengo fondamentale il nutrirsi al meglio ogni giorno, figurarsi poi quando si deve pensare anche alla propria prole! Eppure spesso noto come il cucinare porti una sorta di terrore in chi non ha confidenza con il cibo, inducendo molte persone a demandare ad altri la cura di sè. Cibarsi, così come curarsi, dovrebbe essere qualcosa di meravigliosamente intimo e personale, con gradevoli eccezioni, coccolati da amici o ristoratori esperti, nonchè, in caso di malattie gravi, seguiti da operatori competenti. Il fatto di partire da sè e porsi in relazione col proprio corpo può tuttavia risultare difficile, quando si è perso il contatto con noi stessi e con la terra che ci accoglie.

 

In un'epoca super tecnologica, in cui grazie ad una app puoi farti recapitare cibo dal fast food più vicino, può sembrare quasi inutile il mettersi ai fornelli, eppure, quando nel silenzio della notte, seduta accanto alla stufa, appoggio la ciotola sulle gambe e inizio a girare il cucchiaio di legno nell'impasto di quella che diventerà la torta per la colazione, se chiudo gli occhi posso vedere mia bisnonna che mi spiega di dover mantenere sempre lo stesso verso nel girare, posso persino sentire il suo profumo di sapone di Marsiglia e vedere il suo sorriso soddisfatto mentre rivolta a mia nonna afferma: "La ga proprio una bela man 'sta fia, per cusinar!". Posso essere stanca, avere mille preoccupazioni, ma quel gesto mi ridà la calma e la fiducia che mia bisnonna, con un sorriso, sapeva infondermi da piccina e la mia bimba interiore sorride ancora una volta alla vita.

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